domenica 23 maggio 2010

Monologo di Rosa in carcere.

Dio mio! Quanto si può essere soli! E quanto può gridare, torcendosi, questa mia pancia:
"Non è di sbobba che manco! E' di qualcosa che non so neanche dire!..."
Quando ricevo della cioccolata vado in bestia...
Cioccolata!
In una solituine bastarda come la mia!
Bisognerebbe, un pezzo dopo l'altro, diventare di pietra...
Invece si è carne - e sempre più frolla, triste.
Più hai bisogno di aiuto, meno trovi chi te lo dia,
senza riserve, senza nessun fine, e subito!
Ti dicono sempre che vorrebbero,
ma che gli manca il tempo,
che hanno da fare,
da fare...
E allora
tenetevelo stretto tutto quel da fare che avete,
io mio tengo il mio niente,
ma proprio niente, da fare!
Me, mi mantiene sua eccellenza Mussolini!
Non sono queste mura di galera a soffocarmi, sai,
è la solitudine a fare di me una morta che sente, che patisce.


Guido Ceronetti, "Rosa Vercesi".

Nessun commento: