Il ricordo che più mi faceva piangere era un'immagine: io e papà su un tandem, lui davanti e io dietro, la mamma e la Nena su un tandem che ci seguivano gridando aspettateci, sullo sfondo c'era la pineta scura di Forte dei Marmi e davanti a noi l'azzuro del mare, papà aveva i calzoni bianchi e chi arrivava primo al bagno Balena avrebbe mangiato per prima il gelato ai mirtilli.
E allora non riuscivo a trattenere i singhiozzi e dovevo tapparmi la bocca con le mani per non farmi sentire dalla mamma, la mia voce repressa era un ciangottio sommesso che somigliava al verso di Belafonte quando si rifiutava di essere trascinato al guinzaglio, e la saliva, mischiata alle lacrime, mi inzuppava il fazzoletto che mi infilavo disperatamente in bocca, e allora mi veniva da morderle, le mie mani, ma piano piano, a piccoli morsi, che strano, a quel punto tutto si confondeva e sentivo sul palato, acuto, nitidissimo, con un profumo inequivocabile, il sapore del gelato di mirtilli.
Antonio Tabucchi, I pomeriggi del sabato, in Il gioco del rovescio e altri racconti, Milano, Feltrinelli editore, 1988.
mercoledì 6 ottobre 2010
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