domenica 7 novembre 2010

Il problema è la rabbia.
La rabbia da sfogare.
La rabbia che non va via.
Sempre e solo rabbia.

mercoledì 6 ottobre 2010

Il gelato ai mirtilli

Il ricordo che più mi faceva piangere era un'immagine: io e papà su un tandem, lui davanti e io dietro, la mamma e la Nena su un tandem che ci seguivano gridando aspettateci, sullo sfondo c'era la pineta scura di Forte dei Marmi e davanti a noi l'azzuro del mare, papà aveva i calzoni bianchi e chi arrivava primo al bagno Balena avrebbe mangiato per prima il gelato ai mirtilli.
E allora non riuscivo a trattenere i singhiozzi e dovevo tapparmi la bocca con le mani per non farmi sentire dalla mamma, la mia voce repressa era un ciangottio sommesso che somigliava al verso di Belafonte quando si rifiutava di essere trascinato al guinzaglio, e la saliva, mischiata alle lacrime, mi inzuppava il fazzoletto che mi infilavo disperatamente in bocca, e allora mi veniva da morderle, le mie mani, ma piano piano, a piccoli morsi, che strano, a quel punto tutto si confondeva e sentivo sul palato, acuto, nitidissimo, con un profumo inequivocabile, il sapore del gelato di mirtilli.

Antonio Tabucchi, I pomeriggi del sabato, in Il gioco del rovescio e altri racconti, Milano, Feltrinelli editore, 1988.

domenica 23 maggio 2010

Monologo di Rosa in carcere.

Dio mio! Quanto si può essere soli! E quanto può gridare, torcendosi, questa mia pancia:
"Non è di sbobba che manco! E' di qualcosa che non so neanche dire!..."
Quando ricevo della cioccolata vado in bestia...
Cioccolata!
In una solituine bastarda come la mia!
Bisognerebbe, un pezzo dopo l'altro, diventare di pietra...
Invece si è carne - e sempre più frolla, triste.
Più hai bisogno di aiuto, meno trovi chi te lo dia,
senza riserve, senza nessun fine, e subito!
Ti dicono sempre che vorrebbero,
ma che gli manca il tempo,
che hanno da fare,
da fare...
E allora
tenetevelo stretto tutto quel da fare che avete,
io mio tengo il mio niente,
ma proprio niente, da fare!
Me, mi mantiene sua eccellenza Mussolini!
Non sono queste mura di galera a soffocarmi, sai,
è la solitudine a fare di me una morta che sente, che patisce.


Guido Ceronetti, "Rosa Vercesi".

mercoledì 21 aprile 2010

Il dolore è quello di carne strappata, violentata.

Sono arrabbiata, spaventata, invidiosa.

Si può avvertire tanta tanta solitudine.

C'è nostalgia per ciò che è stato e che non sarà mai più, in nessun modo.

C'è nostalgia per ciò che non ci sarà mai.



Mi manca.

giovedì 18 febbraio 2010

9. Figure sulla cenere.

Plinio, che si avvicinò per consolarlo, non seppe cosa rispondere quando la voce vergine di Volturno gli confidò:
"Ho paura. Ho paura di tutto."
La famiglia accettò tacitamente la spiegazione e Volturno continuò a crescere acquattato nel buio, rifiutando il mondo, disegnando figure sulle cenere con un bastoncino.


Antonio Tabucchi, Piazza D'Italia, Bompiani, Milano, 1975.
Cit. pag 23.

venerdì 8 gennaio 2010

Maledette parrucchiere.

Ho tagliato i capelli.
Adesso sono brutta.
Non ho più il mio solito ciuffo....sono rimasta con una frangettina corta corta sulla fronte.
Adesso sembro un uovo di Pasqua, non mi piaccio proprio per niente.
Mi mancano i miei capelli.
Adesso aspetto.
Aspetto che mi ricrescano i capelli.
...Continuo ad aspettare anche papà.
La sera alle sette, quando sento la porta aprirsi credo sempre che sia lui, e invece nulla.
A pranzo, preparando la tavola, prendo sempre 3 piatti...ma ne occorrono solo 2.
Quando sento il rumore di un camion...ci immagino sempre papà alla guida, invece no.
Intanto i capelli sono troppo corti, io non mi piaccio, molte cose attorno a me non mi piacciono.
Non mi piace che quando torno lui non sia lì ad aspettarmi la sera vicino al camino.
Non mi piace che non ci sia nessuno con cui litigare la sera a cena.
Non mi piace che girino troppe donne a casa.
Rivoglio l'uomo di casa.
E rivoglio il mio ciuffo.