sabato 26 dicembre 2009

Con le scarpe in mano.

Il mio papà se n'è andato.
Narduccio non c'è più. Se n'è andato così...senza un minimo preavviso.
Il suo cuore grande grande s'è spezzato, le sue mani grandi sono diventate fredde.
E io?
Io sono rimasta ad aspettarlo dietro la porta della camera intensiva. Io lo aspettavo. Volevo riportarlo a mia madre, a sua moglie. E invece nulla. Non c'è stato nulla da fare, gli ho lavato il viso con le lacrime...ma non rispondeva più ormai.
Ho urlato, ho pianto, ho bestemmiato, mi sono chiesta anche perchè non fosse toccata a me la sua sorte, ma non ho risolto nulla. Lui era già andato via.
Io adesso sono qui, con le sue scarpe in mano ad aspettarlo, ma lui non tornerà mai.
Mi ha lasciata sul più bello.
E io?
Io sto qui, è buio e fa freddo. E non ci sono più le sue mani grandi a proteggermi, il suo vocione a rimproverarmi o il suo sorriso dolce a rassicurarmi.
Io sono rimasta dentro ad una sorta di solitudine cosmica.
Qui è tutto più difficile, tutto più complicato. Ho perso la bussola, non so più dove andare.
Io sono stanca ma devo ancora fare molta strada.
Ma ho perso la cartina.
E adesso? Che faccio?
La mia mano a chi la do?
Io lo cerco ma non lo trovo.
Io lo aspettavo dietro quella porta e lui se n'è andato così. Via.
Intanto qui sta facendo sempre più buio e inizia a fare sempre più freddo.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Ciao, sono capitato qui per caso (a quanto pare siamo vicini di blog :p) e questo post mi ha toccato in modo particolare. Difficile leggere di argomenti così veri sui blog. Che dire? Spero tu possa ritrovare presto la tranquillità necessaria per andare avanti.
Andrea

Asmara ha detto...

Lo spero tanto.