sabato 10 maggio 2008

Mr Reggiseno

Tempo fa ho dedicato un post al rossetto.
Stavolta, sempre rimanendo nel mondo femminile, mi è venuta voglia di leggere la storia del reggiseno, ed ho notato come la storia di quest'indumento sia, almeno in parte, legata a quella delle donne e della società.


Il reggiseno: dalle origini ai nostri giorni. Cent’anni di seduzione
A cura di Francesca Santin


Mezzo di seduzione e, al contempo, strumento funzionale alla salute del seno, quest’anno compie i suoi primi cento anni: è lui, il mitico reggiseno.
Sul finire degli anni Ottanta dell’Ottocento, quando le donne erano costrette in rigidi quanto assurdi corsetti, fu Herminie Cadolle a pensare ad un primo sistema per liberare il diaframma, sospendendo il petto a due bretelle appoggiate sulle spalle. Era nato il “corsetto-seno”, antesignano dell’odierno reggiseno. Questo fu un primo passo verso la liberazione della donna dall’odiatissimo corpetto che, formato da un lungo contrafforte metallico, assillava intenzionalmente l’inguine al fine di costringere ad inarcare le reni per trovare sollievo, provocando irreversibili e spaventose deformazioni della colonna. Nel 1907, il reggiseno comparve per la prima volta sulla rivista “Vogue”,
lasciando intuire che qualcosa stava cambiando, si era tuttavia ancora ben lontani dall’abbandono del corsetto. Vi fu un gruppo di sarti innovatori, tra i quali una menzione speciale va a Paul Poiret, che in quegli anni dichiarò guerra al suddetto corpetto incitando all’adozione del reggiseno, tramite la creazione di una nuova figura femminile, non più ad anfora bensì con la vita molto alta, appena sotto il seno, come non si vedeva dai tempi del Direttorio. Ciononostante, la maggior parte delle donne seguitò imperterrita ad indossare il corsetto.
Nel 1913 l’America vide i natali del primo reggiseno di concezione moderna, ideato da Mary Phelps Jacob, meglio nota con lo pseudonimo di Carezza Crosby, consistente in una sorta di tracolla in grado di separare il seno servendosi di due fazzoletti e di fasce per neonato. Nel novembre dell’anno seguente ottenne il brevetto e tentò di commercializzare la sua invenzione, ma fu un fallimento.

Fu solo con la Grande Guerra che venne inferto il vero e decisivo colpo di grazia al corsetto, quando gli uomini erano al fronte e le donne, che li sostituirono nei posti di lavoro, necessitavano di una maggiore libertà nei movimenti e quindi di un abbigliamento più comodo. Il reggiseno iniziò così ad imporsi finalmente sul mercato, e a descrivere puntualmente i cambiamenti della società.
L’emancipazione femminile del primo dopoguerra condusse la moda a ridurre le differenze fisiche tra uomo e donna. Molte ragazze degli anni Venti portavano i capelli corti, non disdegnavano le sigarette, indossavano i pantaloni, fino ad allora riservati al sesso maschile. Era la cosiddetta moda della donna alla “garçonne”, Greta Garbo un’icona. Il reggiseno si fece una sorta di tracolla che appiattiva il petto, una benda da legare alla schiena, che donava al seno un profilo informe, rendendolo pressoché inesistente. Con l’avvento degli anni Trenta il seno piatto perse il suo fascino e incominciarono a venire realizzati modelli dal design più sofisticato ed elegante. Questo fu un periodo incredibile per la corsetteria, nel quale si assistette ad una vera rivoluzione nei materiali, nella composizione, nella concezione. Si svilupparono e si diffusero rapidamente i tessuti elastici, come la batista e la mussolina in lastex, venne scoperto il nylon, e soprattutto il rayon (“raggio”), così chiamato per via dei suoi riflessi brillanti.

Il rayon, prima fibra sintetica della storia, mise in atto una importante trasformazione sociale: il suo aspetto ne faceva una vera e propria seta artificiale e da quel momento la biancheria si democratizzò considerevolmente, anche le donne meno abbienti avevano finalmente la possibilità di sfoggiare intimo all’apparenza ricercato.
Erano gli anni in cui si comprese che, per meglio adattarsi alla varietà delle forme femminili, si rendeva necessaria una più ampia scelta di taglie. Nel 1926 l’azienda Berlei, in Australia, incaricò due professori dell’Università di Sidney di condurre un primo studio antropometrico dal quale, in seguito alle venticinque misurazioni sulle cinquemila donne esaminate, emerse che esistevano cinque tipi di taglie femminili.
Nei primi anni Trenta fecero la loro comparsa le coppe a profondità variabile, le spalline elastiche e le coppe modellate senza cuciture. Molti produttori francesi rivendicarono la paternità di parecchie innovazioni che, nella maggior parte dei casi, provenivano di fatto dagli Stati Uniti, come il primo reggiseno senza spalline o quello a schiena nuda, allacciato in vita. A metà degli anni Trenta si videro per la prima volta le coppe a cuscinetti, finalizzate a rinforzare il seno delle donne minute simulando una certa floridezza, e poi ancora il reggiseno ad armatura che, offuscato dagli anni della guerra non riuscì ad imporsi realmente, ma raggiunse una grande fortuna in seguito, negli anni Cinquanta.

Nel secondo dopoguerra ad andare per la maggiore erano le pin up, Marilyn Monroe, Jane Russell, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Anita Ekberg, per citarne alcune. Donne in possesso di un tornito seno sferico, ben spinto verso l’alto, un seno materno, nel quale affondare. Questo per una ragione elementare: nella società denutrita del periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale un seno ipertrofico risultava molto rassicurante. Ecco infatti comparire sul mercato nel 1952 il reggiseno “Very Secret”, costituito da cuscini d’aria in grado di aumentare il décolleté persino delle più magre e quello “a colombaia” per i seni naturalmente prosperosi.
È un dato di fatto che più la società si sviluppa e più le persone mangiano a sazietà, a quel punto diviene quasi obbligatoria la magrezza nelle donne, vista come sinonimo di bellezza. Per contro, nelle culture sottoalimentate a venire particolarmente ammirate sono le donne bene in carne, ça va sans dire. (...)
Gli anni Cinquanta furono memorabili per una grande scoperta in particolare, il lycra, il tessuto che per la sua finezza, morbidezza, si presenta come una seconda pelle, assicurando comfort e vestibilità. Il filato da sempre sognato per la biancheria intima, che in modo particolare alla fine degli anni Ottanta invaderà il mondo.
Nel 1968 il reggiseno visse un momento particolare, alcune femministe lo buttarono nell’immondizia e vi appiccarono fuoco. Era una manifestazione dell’emancipazione femminile, del desiderio bruciante di liberare la donna da tutti gli impedimenti e di differenziarsi dalle generazioni precedenti.

Le giovani donne dell’epoca ricorderanno sicuramente una specie di reggiseno, della Dim, creato su misura per loro: prodotto nelle fabbriche di collant, le coppe erano costituite dal tallone delle calze e poi unite a due a due da minuscoli elastici per slip. Un piccolo “niente” proposto in tutti i colori, venduto appallottolato in una scatolina. Non sosteneva assolutamente il seno, ma le ragazze dei primi anni Settanta, desiderose di sentirsi monelle e ribelli anche sotto i pullover aderenti e le tuniche indiane, lo apprezzarono moltissimo.
Vi fu in quel momento un trionfo delle coppe modellate, senza cuciture, la donna che le portava dava l’impressione di non indossare il reggiseno. In Francia fu la Huit, nel 1970, a lanciare sul mercato il primo reggiseno modellato. Questa ditta, eccezionalmente innovatrice, pensò di distribuire il prodotto in modo molto originale: fu la prima volta a venire creata una confezione gadget, una simpatica bolla di plastica all’interno della quale era contenuto il reggiseno. Sempre la Huit lanciò il primo reggiseno senza cuciture, saldato in tutte le sue parti e impunturato con gli ultrasuoni.

Nel corso degli anni Settanta la moda della donna naturale conobbe un forte declino, con la liberalizzazione dei costumi e l’uso della pillola anticoncezionale, e conseguente aumento della circonferenza del seno, si rese indispensabile un sostegno reale e non più i piccoli “niente”.
Gli anni Ottanta segnano il ritorno di seni fiorenti e donne in carne, dovuto da una parte alle grandi crisi economiche incontrate negli anni Settanta, dall’altra al terrificante spettacolo della nascita dell’epidemia di AIDS.
Nel 1981 il mercato esplose letteralmente, si ebbe un autentico big-bang dell’intimo. La varietà di modelli, di colori, di stampe, unita ad una comodità e ad una raffinatezza mai viste prima, mandarono in visibilio le donne… e anche i maschietti! Una ditta italiana si impose all’epoca in Francia, e a soli quattro anni dalla sua comparsa fu già considerata come la Rolls Royce del reggiseno, per il suo intimo sofisticato e di alta qualità: La Perla.


Nel 1988 la Huit lanciò il reggiseno in felpa di velluto, che riscosse una strabiliante fortuna. Era l’era del reggiseno portato a vista, outwear, una moda lanciata da Madonna, agli esordi della sua sfavillante carriera, e dalla cantante degli Eurythmics Annie Lennox.
La metà degli anni Novanta non può non essere ricordata per la straordinaria invenzione che ha permesso alle donne di tutto il mondo di esibire un décolleté sfrontato, anche in mancanza di curve: Wonderbra, “il reggiseno delle meraviglie”, che grazie al sistema push-up regala di fatto due taglie in più.
Il reggiseno, può non sembrare, ma è un prodotto industriale di altissima precisione. Composto da una ventina di pezzi differenti,
dei quali alcuni piccolissimi, il suo assemblaggio richiede una trentina di operazioni e l’intervento di altrettante operaie. Se le fasi di lavorazione che precedono il montaggio sono informatizzate e robotizzate, il momento dell’assemblaggio dei pezzi necessita per la sua complessità di minuscole mani femminili, che montano pazientemente pezzo per pezzo.
Il reggiseno più spiritoso? Quello della filiale nipponica della Triumph che, in occasione del bicentenario dalla morte di Mozart, ha ideato il primo reggiseno musicale: una “cimice” elettronica fa suonare un’aria del celeberrimo compositore nel momento in cui lo si aggancia. Non poteva venire che dal brillante Giappone!

(Articolo tratto da www.fashiontimes.it)

Dio benedica il push-up!!
:)

4 commenti:

Leeloo ha detto...

Ma tu ti illudi che io legga questo infinito copia e incolla??
Ti sbagli.
Ci vuole molto di più per recuperare la tua assenza dal blog.
Eh..

Asmara ha detto...

LO so, è un pò troppo lungo, ma è bellino...
Se poi non lo vuoi leggere non sono problemi miei...
:)

veronica ha detto...

Simpatico...sai che mistava venendo in mente? Che anche se avessi lines seta ultra la ruota non potrei mai farla durante il ciclo: avete presente il rimbalzo delle delle tette doloranti senza un buon reggiseno quanto può essere atroce?

Unknown ha detto...

simpaticissimo e super interessante... ma non ho ancora risolto il problema delle misure... beccatevi sto video,

http://www.youtube.com/watch?v=52CrKqjDnRc

io non azzecco mai la misura del reggiseno e faccio figure di questo genere...